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" La mia esperienza è sicuramente stata molto particolare e mi ritengo una persona fortunata nell’aver potuto frequentare la scuola steineriana.

Quando ero molto piccola i miei genitori si trasferirono sulle meravigliose colline maremmane, e lì iniziò un’avventura che ancora oggi continua, in un tempo ed una forma mutata, ma che viene comunque portata avanti con la passione di sempre.

Quando avevo sette anni venni iscritta alla scuola del paese ed a Dicembre il nostro maestro, invece di raccontarci il viaggio di Maria e Giuseppe, ci raccontò

un film che aveva veduto la sera precedente: l’Esorcista. Non capii molto tranne che una ragazzina era stata presa dalle forze del male, posseduta dal diavolo, e questo mi scosse profondamente. Mia madre maturò immediatamente la decisione che non mi avrebbe più mandata a lezione da quell’insensibile maestro e così iniziarono ed iniziammo, con coraggio, un’esperienza di educazione parentale o Homeschooling con metodo steineriano. Eravamo solo tre bambini: mio fratello Matteo, la cara Giada amica della nostra infanzia e mia omonima ed io. I nostri genitori si alternavano all’insegnamento, ognuno secondo le proprie capacità e sostenuti dalla Scuola Steineriana di Milano e dal loro collegio.


Nacque la “Scuola in Fattoria”. Fu un tempo molto felice, ci destreggiavamo fra italiano, matematica, scienze, pittura, lavoro manuale e anche i lavori in fattoria divennero parte della didattica come l’orticoltura, la mungitura, portare le pecora al pascolo o dare il biberon agli agnellini.

Ora che sono adulta e maestra del metodo Waldorf- Steiner mi rendo conto che i nostri genitori avevano fatto un  lavoro immenso, di studio e approfondimento, e che la nostra giornata e mesi furono scanditi e sostenuti da un vero e proprio piano di studi degno della migliore scuola steineriana. I “grandi” lavorarono molto per tutto l’anno per far crescere la piccola classe, con riunioni settimanali, chiamarono maestri dalle scuole steineriane e dall’Università dello Spirito di Dornach e da Milano che li istruissero e fecero le prime esperienze di ginnastica Bothmer, euritmia, di pedagogia ed arte e convertirono l’azienda da biologica a biodinamica.

Non si abbatterono mai, neanche di fronte alle difficoltà, ai commenti poco carini dei parenti ed amici, e con grande entusiasmo e spirito d’iniziativa, gioia e volontà andarono avanti e riuscirono a portare avanti il progetto. In estate arrivarono altre famiglie, dalla germania e non solo, che si trasferirono a Murci per sostenere e far crescere la scuola. Si trasferì anche una maestra dalla Scuola Steineriana di Milano, Sabine Wendt, con la sua famiglia, che portò avanti il progetto e fu la nostra instancabile e meravigliosa maestra per molti anni. Comprarono un appartamento con giardino in paese e il giorno di S. Michele fu inaugurata la Libera Scuola Waldorf di Murci. Ed inziò il nostro anno scolastico e la nostra nuova avventura.

Ho percepito la scuola come un grande dono nella mia esistenza e questa pedagogia mi ha sostenuta, armonizzata, mi ha fatto trovare il mio talento che poi in seguito è diventato il mio lavoro. Mi ritengo fortunata e sono stata una bambina felice.

Questo stesso dono a mia volta l’ho donato ai miei figli e con lo stesso spirito che i miei genitori mi hanno tramandato, sto cercando insieme a tutti gli altri componenti della Libera Ass. Manes, di fondare una scuola steineriana sul litorale romano, oltre che di divulgare l’antroposofia in tutti i suoi aspetti. Incontriamo molte persone, molte ci contattano, ma solo con alcune riusciamo ad incontrarci settimanalmente per portare avanti il progetto. Mi rendo conto che non tutti hanno il tempo necessario per aspettare e che solo alcune persone portano in loro le caratteristiche del “pioniere”. Lo spirito pionieristico richiede una grande forza, perché il dare vita a qualcosa richiede un atto creativo straordinario e potente.

Anche io vedo nell’Homeschooling un passaggio, il piccolo nucleo che possa dare, in seguito, vita ad un organismo più grande: l’Organismo Scuola, con tutti i suoi organi e componenti.

Ogni volta che ho tenuto una conferenza od incontrato genitori, tutti mi hanno sempre rivolto la stessa domanda: “Finita la scuola steineriana ed entrata nel mondo reale come ti sei trovata? I bambini che escono dalle scuole steineriane hanno una garanzia in più di farcela?”. Queste domande mi hanno sempre fatto sorridere ed alle volte, quando venivano poste in modo provocatorio, anche arrabbiare. Innanzitutto non credo che la scuola steineriana rientri in un mondo a parte, certo siamo in numero molto minore di quelle pubbliche e sicuramente abbiamo un piano di studi diverso. Alle volte mi imbatto in chat e blog che commentano la pedagogia Waldorf-Steiner come una pedagogia che non ha attinenza con la realtà, con bambini che non sanno né leggere né scrivere, che vengono educati senza regole e che non hanno nessun rapporto con il mondo moderno e che impegnano il loro tempo con lavoretti senza senso. In questa era si da importanza solo alla tecnica e all’intelletto.

Ma cosa avviene quando ci appelliamo al solo sistema intellettuale? E cosa avviene nel bambino quando portiamo in lui una pedagogia vivente nutrita e sperimentata attraverso l’elemento artistico? Per comprendere bene il perché la pedagogia Waldorf-Steiner agisce in determinato modo bisognerebbe avere una conoscenza approfondita delle leggi che la regolano, dei settenni, dell’importanza del ritmo, dei corpi spirituali, dei temperamenti, dell’evoluzione del corpo e dell’animo del bambino. Ma a  tale proposito Rudolf Steiner scrive:

“Vi è un regolatore importantissimo per orientarsi a questo riguardo. Se faccio che il bambino pensi, se gli insegno per esempio a scrivere partendo puramente dal pensare, dicendomi: qui ci sono le lettere dell’alfabeto, il  bambino deve impararle, allora lo occupo intellettualmente, coltivo in lui una forma di sclerosi ed esaurisco le sue forze spirituali non ancora mature per affrontare ciò: non vi è infatti nessun rapporto interiore fra il bambino e le lettere dell’alfabeto così sviluppate…

Occorre prima trovare il passaggio. Questo ponte, questo passaggio si trova occupando il bambino in un attività artistica, facendolo dipingere, disegnare con senso artistico quello che dalla sua stessa natura si esprime in sé in linee e colori sulla carta. Occupando il bambino artisticamente, sorge sempre interiormente il sentimento, ed è questo che importa, che attraverso l’attività artistica l’essere umano si arricchisce. Per mezzo della ragione ci si impoverisce animicamente, per mezzo dell’arte si diventa ricchi interiormente…

Allora l’elemento artistico- immaginativo che si sperimenta, si dirige spontaneamente verso i più poveri concetti, verso lo sviluppo delle idee. Allora sorge il bisogno interiore d’impoverire l’elemento artistico, d’intellettualizzarlo. Quando più tardi si sarà fatta presa sul bambino in senso artistico lasciando che da questo nasca l’elemento intellettuale, allora il primo avrà la giusta misura per avere presa sul corpo, in modo che esso non s’indurisca troppo, ma quanto è giusto.”

Per quanto riguarda la risposta alla domanda se siamo stati bambini più felici ed intelligenti posso solo rispondere che siamo stati bambini come tutti gli altri, che siamo diventati ragazzi come gli altri e adulti che compiono errori ed opere straordinarie. Aver frequentato la scuola steineriana non ci ha dispensato dallo sperimentare gioie e dolori, non ha cambiato la nostra natura o la nostra intelligenza e non ci ha reso infallibili. Ma di una cosa sono sicura. Siamo stati bambini  rispettati, curati e compresi nel profondo. Siamo stati aiutati a sviluppare quelle facoltà e quei talenti che ci  sono  indispensabili per il compito individuale che ognuno di noi è chiamato a realizzare in questa vita e su questa terra.

Ogni maestro e maestra che ho incontrato ha saputo cogliere in me il germoglio di quello che sarei stata e mi ha aiutata a realizzarlo gettando le basi della donna che sarei diventata e che sono. Oggi sono una donna felice."

"Associazione Manes"